Questo piccolo libro nasce da anni di lavoro coni pazienti Parkinsoniani.
L’aver seguito nel tempo molti di loro sin dall’esordio dei primi sintomi, mi ha fatto verificare con rabbia impotente qualcosa che sapevo già in teoria, come cioè a un certo punto i farmaci non siano più sufficienti per avere ragione della progressione della malattia.
Ma il rapporto con molti pazienti mi ha fatto soprattutto imparare come la cosa più importante non sia curare il Parkinson, ma curare la persona. Curare nel senso di prendersene cura, preoccuparsi per lei, capire che cosa c’è per esempio di sbagliato o cosa c’è che potrebbe essere migliorato in tutto quello che resta al di fuori della dimensione strettamente farmacologica del problema.
Ecco come allora lo Stile di Vita, così determinante nella comparsa delle più importanti malattie delle civiltà ricche (tumori, arteriosclerosi, obesità, ecc.) assuma un ruolo importante anche nella Malattia di Parkinson, che assieme alla Demenza è la più diffusa malattia neurodegenerativa delle civiltà industrializzate.
Lo Stile di Vita infatti inizia a esercitare i propri effetti negativi sulla Salute di un individuo già nelle fasi più precoci della vita, agendo per “accumulo” fino alla comparsa della malattia: quest’ultima, come nel caso delle malattie cronico-degenerative così diffuse nelle società ricche, non è nient’altro che “il conto” che il nostro organismo ci presenta, presto o tardi, per come l’abbiamo saputo amministrare. La Salute non è quindi qualcosa di casuale, ma il risultato di ben precise scelte di vita.

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